Con ordinanza del 15 giugno 2018 il Tribunale di Milano ha affrontato il tema relativo alla c.d. valutazione della situazione patrimoniale complessiva del debitore, con riferimento agli eventuali obblighi derivanti da operazioni di cartolarizzazione dei crediti.

I fatti.

Con ricorso ex art. 700 C.p.c., il ricorrente deduceva l’illegittimità di una segnalazione pregiudizievole reiterata dalla nuova titolare del credito, società veicolo patrocinata dagli Avvocati Raffaele Zurlo ed Andrea Ornati dello Studio Ius Civile, non preceduta dalla necessaria valutazione della situazione patrimoniale complessiva del debitore.

La decisione.

Secondo il Tribunale adito la doglianza sopra esposta risulta infondata.

Occorre premettere che, la segnalazione a “sofferenza” presso la Centrale dei rischi presso la Banca d’Italia, richiede, secondo le istruzioni del predetto Istituto – in particolare Capitolo II Sezione 2 paragrafo 1.5 – una valutazione da parte dell’intermediario riferibile alla complessiva situazione finanziaria del cliente e non può, quindi, originare automaticamente al verificarsi di singoli specifici eventi, quali ad esempio il mero ritardo nel pagamento del debito o al volontario inadempimento per contestazione del credito, ma deve essere determinata dal riscontro di una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza.

Tuttavia, afferma il Giudice Meneghino, nessuna norma prescrive che tale valutazione debba essere effettuata in occasione di ogni segnalazione mensile.

Al contrario, dall’interpretazione sistematica si ricava che la valutazione in oggetto sia da effettuarsi solo in occasione della prima segnalazione a sofferenza da parte dell’intermediario; ed invero, nell’ipotesi di cessione del credito a terzi, anche a società di cartolarizzazione, le predette istruzioni stabiliscono al Capitolo II Sezione 2 paragrafo 5.6, che il cessionario intermediario segnali tra le sofferenze i crediti acquistati aventi come debitori ceduti soggetti precedentemente segnalati in sofferenza (ovviamente salvo che sussistano i presupposti per una diversa classificazione).

Pertanto, nessuna condotta illegittimità potrà essere ascrivibile alla società resistente, la quale si rendeva mera cessionaria di un credito già appostato a sofferenza da parte della società cedente.